Baby
Salve ragazzi,
come state? Io in questi giorni sto avendo molti pensieri per la testa legati all’inizio imminente dell’università, per cui non sono stata costante nel leggere né nel guardare serie TV. Nonostante ciò, non volevo lasciarvi senza recensione, dunque oggi ho deciso di parlarvi di una serie TV che ho visto recentemente e che sta riscuotendo un successo incredibile, essendo ai primi posti fra le serie Netflix più guardate non solo in Italia.
Sto parlando di Baby, una serie che ho seguito fin dall’inizio e che mi è piaciuta subito, anche se solo con questa terza stagione ho compreso l’importanza delle sue tematiche e il ruolo della Giustizia in situazioni come queste. Ma di questo parleremo dopo.
La serie, se non la conoscete già, tratta di una delle tematiche più serie del panorama italiano, se non addirittura mondiale, ossia la prostituzione minorile.
Tuttavia, le due protagoniste, Chiara e Ludovica, non si dedicano a questo “passatempo” perché sono costrette a farlo da qualcuno, ma iniziano per gioco, a causa di un bisogno di indipendenza che è proprio del periodo adolescenziale, ma senza pensare alle conseguenze che questo potrebbe avere sulla loro famiglia e sulla loro vita.
Poi, quasi per caso, in un noto locale di Roma conoscono Fiore, colui che si occupa di gestire gli appuntamenti e che influenzerà il loro avvenire, in bene o in male.
Ed è così che, per un po’ di tempo, le due condurranno due vite parallele: di giorno, sono due studentesse del liceo “Collodi”, figlie di famiglie benestanti, che non potrebbero essere più fortunate; di sera, invece, si trasformano in delle baby squillo, che vanno con i più impensabili uomini di mezza età, anche loro benestanti e che ricercano il piacere al di fuori delle loro case, dove l’amore e la bellezza della gioventù sono ormai sfioriti.
Volevo descrivervi in generale la trama di questa serie, in modo tale che, chi non l’avesse ancora vista, possa recuperarla senza alcuno spoiler.
Passando alle mie impressioni, devo dirvi che questa è stata una delle migliori serie Netflix uscite ultimamente: dà una degna conclusione alla serie e, nonostante sia costituita solo da 6 episodi, ha un ritmo cadenzato e mai lento.
Una delle tematiche a cui accennavo all’inizio riguarda proprio le baby squillo romane: devo dire che, prima di conoscere questa serie, non ero perfettamente a conoscenza di questa problematica, ignorandone i dettagli e le motivazioni che spingono sempre più ragazze a intraprendere questa strada infelice.
Questo perché, molto spesso, non se ne parla apertamente, ma si tende a “legalizzare” questa pratica per via dell’ambiente più “in” in cui si colloca.
Un’altra tematica che mi preme affrontare riguarda i motivi che hanno spinto le due protagoniste a prostituirsi: da un lato, per Chiara è il voler “rompere gli schemi”, il non voler essere come “gli altri si aspettano che sia”; mentre per Ludovica è la volontà di aiutare la madre economicamente, che la spinge a fare qualcosa per alleviare le sue sofferenze.
Tuttavia, soprattutto in quest’ultimo caso, a parer mio sono ben altre le motivazioni che hanno portato Ludovica a intraprendere questa strada; infatti, questo, come altri suoi comportamenti precedenti, non erano che delle richieste di aiuto e di attenzione nei confronti della madre, la cui assenza, durante l’infanzia e poi l’adolescenza, non ha dato una base sicura su cui costruire la sua identità di giovane adulta e poi di donna. Pertanto, Ludovica ha dovuto trovare un modo per andare avanti, anche se sbagliato, un modo con cui “mantenersi” a galla di fronte ad una madre assente o, se presente, che non ha saputo prendersi cura della figlia.
È proprio grazie a questo “lavoro” che finalmente riesce a colmare il vuoto affettivo che aveva: riesce a farsi un’amica, con cui condividere tutto, anche i segreti più intimi e riesce, paradossalmente, ad innamorarsi del suo carnefice, con il quale instaura un relazione che è sulla scia di quelle vissute fino a quel momento.
Chiara, invece, è sempre vissuta con addosso le aspettative dei genitori, che si aspettano buoni voti, una condotta impeccabile e una “figlia modello”.
Ed è proprio questo che la porta a custodire all’inizio piccoli segreti, che, con il passare del tempo si ingigantiscono e che non porteranno a nulla di buono.
La sua figura infatti sta a sottolineare quanto, molto spesso, l’apparenza inganni: infatti, nonostante la sua famiglia sia benestante e rispettabile agli occhi della gente, in realtà, ciò che si nasconde dietro a tutto questo è ben diverso e questo tipo di verità non è tollerabile agli occhi della madre, che è disposta a tutto per la propria carriera, a costo di mettere in cattiva luce chi è vicino alla figlia.
Uno dei personaggi che ho più apprezzato durante tutte e tre le stagioni è stato quello di Damiano, il quale ha avuto anche lui una vita non proprio facile, e che incrocia il cammino di Chiara come se, solo lui, potesse salvarla. Mi è piaciuto perché è un ragazzo dolcissimo, che fa di tutto per le persone a cui tiene, anche cose sbagliate.
Un altro personaggio che ho rivalutato tanto in quest’ultima stagione è quello di Brando, che cresce molto, imparando a ribellarsi e a lottare per quello che è giusto, andando anche contro la propria famiglia.
Ribadisco che è stata una delle serie migliori che ho visto ultimamente su Netflix, per cui ve la consiglio tantissimo: recuperatela perché merita di essere vista.
Ho apprezzato tantissimo il ruolo che ha avuto la giustizia nella vicenda, perché fa comprendere che è possibile punire chi lo merita, se ognuno fa la propria parte. La conclusione infatti non fa che dare un messaggio di speranza a tutti coloro che si trovano in una situazione simile o che vogliono migliorare la propria condizione.
Fatemi sapere nei commenti se l’avete vista e quale personaggio avete apprezzato maggiormente fra quelli della serie! Noi ci sentiamo venerdì con una nuova recensione.
A presto,
Sofia




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