La saga di Terramare
Ciao a tutti!
Vi avevo chiesto su instagram se oggi avreste preferito leggere la recensione di un libro o di una serie TV e infatti oggi parleremo di un libro, come mi avevate suggerito.
Come vi avevo anticipato nel primo articolo di presentazione (se non lo avete ancora letto, siete ancora in tempo per dargli un’occhiata!), la settimana scorsa ero alle prese con la lettura della saga di Terramare di Ursula Le Guin, ripubblicato recentemente grazie a Oscar Vault (Mondadori).
Tuttavia, questa lettura non mi ha presa tanto quanto immaginavo, ma nonostante questo ho voluto continuare anche se procedendo lentamente, pertanto ho finito i primi due libri della saga e iniziato anche il terzo, che è stato quello che mi ha portato ad abbandonarlo.
Il primo libro della saga risale al 1968, ed è stato pubblicato in un periodo in cui il genere fantasy non era diffuso nè noto come al giorno d’oggi, anche per il fatto che era considerato come un genere unicamente rivolto a bambini e ragazzi, e quindi ad un pubblico ristretto.
L'intento dell'autrice, però, fu fin da subito quello di abbattere queste barriere legate al target di riferimento e di scrivere un romanzo fantasy che potesse essere letto anche da lettori più adulti, che potessero prendere degli spunti di riflessione più profondi rispetto al target precedente.
Un altro elemento d’innovazione, che rende questo libro un vero e proprio pioniere nel suo genere, riguarda invece il genere dei protagonisti, che nei libri fantasy dell’epoca erano soltanto uomini; l’autrice, invece, decise di ispirarsi alle eroine della letteratura di Jane Austen, Emily Bronte e Virginia Woolf e di inserire, a sua volta, una protagonista donna che possa essere l'eroina della sua storia.
Ma andiamo con ordine.
La saga è composta da sei libri: Il mago di Terramare, Le tombe di Atuan,La spiaggia più lontana, Tehanu, Leggende di Terramare, I venti di Terramare, Una descrizione di Terramare.
Il primo libro racconta la storia di Ged, detto Sparviere, un ragazzo di umili origini, ma le cui gesta straordinarie sono note in tutto l'arcipelago di Terramare. Grazie all'apprendistato svoltosi prima presso la zia e poi presso il grande mago Ogion, Sparviere riesce a padroneggiare perfettamente le "Arti Superiori", che perfezionerà all'Accademia dell'isola di Roke. E proprio questa costituirà il suo trampolino di lancio per le sue mille avventure, che lo porteranno avanti e indietro per tutta Terramare.
Il secondo libro, invece, tratta di Tenar, una bambina che, da molto piccola, è stata scelta per essere la Prima Sacerdotessa. Infatti, chi nasce la notte della morte della Prima Sacerdotessa non può che essere la sua reincarnazione e dunque, all’età di 5 anni, viene condotta presso il suo Tempio, dove passerà tutta la sua vita al servizio degli dei Innominabili. Ed è lì che, per caso o per scelta, si imbatterà in Ged, al quale il suo destino si intreccerà in modo indissolubile.
Infatti, come accadrà più propriamente nel terzo libro, i due decideranno di compiere insieme un viaggio che avrà non poche conseguenze per Tenar: fuggendo da un destino che per lei è già stato preparato, da tutti i suoi doveri e privilegi, lei sceglie di essere libera, libera anche dalla superstizione che è al centro delle credenze del luogo, e questo le fa guadagnare l'appellativo di "eroina".
Questa liberazione incoraggiata da Ged, però, non deve essere interpretata come un’immaturità o una fragilità da parte di Tenar: è piuttosto da intendersi come una forma di libertà in cui nessuno dei due generi poteva andare lontano senza l’altro, in cui ognuno dei due deve chiedere aiuto e imparare a fidarsi e a dipendere dal compagno.
Ed è proprio qui che, secondo me, si trova uno dei primi spunti di riflessione della storia, non solo per l'epoca, ma anche per i giorni nostri, dove si parla molto di "maschilismo" e "femminismo".
Come vi ho anticipato all’inizio dell’articolo, questo libro non mi ha entusiasmato: tuttavia, ritengo che ci siano degli elementi abbastanza validi e che, se avessi letto questa saga qualche anno fa, avrei apprezzato maggiormente.
Mi è infatti piaciuto molto lo stile di scrittura, che però non rende ragione ai pensieri, ai sentimenti e, in generale, alla psicologia dei personaggi, elemento che mi è mancato moltissimo durante la lettura e che non dà loro spessore.
Mi sono piaciute anche le descrizioni molto accurate dei paesaggi di Terramare, sia marini che montani, ma che tolgono spazio alla trama, che è piuttosto semplice e non molto avvincente, secondo me.
In particolare, ho apprezzato più il primo libro rispetto al secondo, il quale mi ha dato alcune difficoltà all’inizio nell’inquadrare i personaggi, l’ambientazione e la storia, e che si rivela piuttosto lento e solo alla fine più avvincente.
Per cui consiglio questa saga a chi ha un’età di 11-15 anni, che la potrà apprezzare sicuramente più di quanto abbia fatto io, anche se non escludo il fatto di ritornarci in futuro. Noi ci sentiamo venerdì con una nuova recensione qui sul blog.
A presto,
Sofia




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